A pensarci oggi, sembra impossibile: una catena di live club sparsi per l'Italia incentrati sulla scena hard rock/metal e con un'ambientazione da horror dentro. Non è un sogno proibito di Alice Cooper, ma l'esperienza vera dei Transilvania Live, che tra gli anni '90 e i primi 2000 avevano creato un notevole circuito di sale da concerto attraverso tutta la nostra penisola. Il fondatore è Umberto Ferri, detto Ice, infaticabile romagnolo appassionato di musica che, a partire dal Transilvania originale, a Misano Adriatico, si è poi spinto ad aprire ben 35 locali, tra cui alcuni anche in Germania, Inghilterra e Stati Uniti.
Ed è proprio negli USA che Ice è andato a vivere più di 15 anni fa, a vivere il suo american dream in California. Un sogno davvero: Ice, amico stretto di alcune delle più grandi rockstar del pianeta, aveva una casa meravigliosa sull'iconica Sunset Boulevard, la strada che si snoda attraverso quartieri di Los Angeles come Bel Air, Hollywood, Beverly Hills, via fino alla Pacific Coast Highway, sull'oceano. Pacific Pasalides, dove Ice abitava, è stata tra le zone più colpite dai devastanti incendi californiani dello scorso gennaio. La sua casa, dove aveva investito i risparmi di una vita, non esiste più. Per farsi aiutare in un momento così tragico, Ice ha aperto un Gofundme, a cui si può ancora donare.
Abbiamo raggiunto Ice al telefono, capace di per farci sapere come si sta evolvendo la situazione.
Ci racconti com'è andata il giorno dell'incendio?
Ero in casa, stavo al computer. All'inizio sembrava tutto sotto controllo, l'incendio riguardava solo l’altra parte del Sunset Boulevard, verso Malibu. Sembrava che non arrivasse, poi il vento è cambiato e si è diretto verso di noi. Mentre questo succedeva ci è stato dato il piano di evacuazione, ma non pensavo di non tornare più. Ci hanno detto che le macchine non si potevano prendere, sembrava di essere in un film di fantascienza dove vedi tutti che scappano. Ho preso i cani, la mia borsa e sono uscito.
Poi cos'è successo?
Ricordo la telefonata del mio vicino: "Ice sai una cosa? Le nostre case non ci sono più". Quando sono potuto tornare lì ho fatto un video da lontano, è stata una botta molto forte. Già intorno a capodanno è morto un mio amico, non ero pronto a questa cosa. Su quella casa avevo buttato tutti i risparmi della mia vita, ero l’unico italiano tra surfisti e nativi sull’oceano.
Qual è stata la reazione attorno a te?
Si sono mobilitati in primis i musicisti. Il mio migliore amico è Pete Stahl, cantante degli Scream (band hardcore punk del Virginia, ndr) che ha anche suonato con Dave Grohl, lui mi ha aiutato a mettere su Gofundme. Anche il mio grande amico Pao, cantante dei Negrita, mi ha aiutato molto, uno dei pochi tra i musicisti italiani. Lui era stato in questa casa un mese con la famiglia, dove ha scritto alcune canzoni.
Come mai vivi a Los Angeles?
Ai tempi del Transilvania di Milano ho conosciuto Marylin Manson e la sua band. Lì Kenny Wilson aka Ginger Fish, il batterista di Manson, continuava a dirmi che sarei dovuto andare a vivere negli States. A un certo punto mi sono deciso, ho tirato le chiavi del Transilvania al capo dei vigili del fuoco e me ne sono venuto via. Ci sono voluti un po’ di anni prima di ambientarmi con gli americani: sembriamo uguali ma siamo diversi come caratteri. Da lì il mio amico Pete mi ha fatto entrare nel giro dei musicisti: Queens of the Stone Age, Red Hot Chili Peppers, Eagles of Death Metal... Poi qua ho aperto Casa Modena, ristorante italiano che è ancora aperto.
Cos'è stato il Transilvania a Milano? Come lo racconteresti a chi non l'ha vissuto?
Il Transilvania è stato un’icona: insieme al Rainbow e al Rolling Stone era uno dei tre locali che facevano i maggiori concerti. Siamo stati i primi a fare Muse o i già citati Eagles of Death Metal e Queens of the Stone Age. Sono stati anni bellissimi quelli al Transilvania in via Paravia.
Con chi hai legato tra i musicisti in questi anni?
Coi System of a Down, in particolare con Shavo Odadjian, il bassista, ho mantenuto un bel rapporto, siamo molto amici. Anche coi Foo Fighters, ricordo qualche anno fa di aver fatto una bella cena di tartufo per tutti, io facevo le mattate insieme a Taylor Hawkins (batterista della band morto nel 2022, ndr). Poi alcuni sono diventati delle super rockstar: all'inizio coi Muse eravamo in contatto, ci mandavamo dei regalini, ora non ti cagano neanche più. Invece altra gente modesta come Pete Stahl è sempre rimasta al mio fianco.
L'idea del Transilvania com'era nata?
Io sono sempre stato controcorrente, pecora nera della famiglia, ancora lo sono. Sono cresciuto a Rimini, ho fatto la scuola alberghiera, lì hai il litorale pieno di discoteche, ma io ascoltavo rock. Da lì sono partito ad aprire il primo Transilvania. Ha attirato subito l'attenzione perché avevo per sbaglio buttato lungo un fiume in zona tre bare bianche. I giornali avevano ripreso la notizia, pure Emilio Fede, c'era chi diceva che appartenessero a setta satanica. Poi ho chiamato i carabinieri per dire che erano mie...
Perché poi quell'esperienza, soprattutto coi live, è finita?
Ci sono troppe restrizioni, la voglia va spegnendosi. Secondo me al governo dovrebbe andarci giovani: la gente dice che i giovani stanno al pc o sui social, lo fanno perché non hanno altre opportunità. Se le avessero i giovani resterebbero in Italia, noi abbiamo tanto cervello e inventiva.
E invece negli Stati Uniti cos'hai trovato?
Posso dirti che dopo il terzo giorno sono stato arrestato. Io sono arrivato là poco prima del 4 luglio, ho comprato una bella auto sportiva e sono entrato sulla freeway. Lì non sapevo che potessero sorpassarmi a destra e a sinistra, quindi mi sono messo a correre. A un certo punto una pattuglia mi ha fermato, gli agenti mi hanno chiesto se avessi bevuto e mi hanno arrestato, è dovuto arrivare il console mi ha tirato fuori. Dopo la prima notte in prigione mi sono svegliato con 18 messicani che tiravano tacos bollenti dalle barriere. La lezione mi è servita: lì ho imparato che ci sono delle regole, che dovevo comportarmi in una certa maniera. In italia quando cerchi di rispettare le regole ne salta sempre fuori una...
Quali sono stati i live più memorabili al Transilvania?
Una volta ero coi System of a Down: li ho presi in hotel, siamo andati in pizzeria e li ho portati al locale. Non mi ricordavo che quella sera suonava proprio una tribute band dei System, c’erano pochissime persone. Quando li hanno visti arrivare, quelli sul palco hanno smesso di suonare. Poi ricordo il live dei GWar: per pulire il locale ci abbiamo messo due giorni, tra vomito finto e altre schifezze. Però è stato peggio perdere la macchina fotografica al concerto degli AC/DC a Torino: ero troppo ubriaco.
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L'articolo Un lupo mannaro italiano a Los Angeles di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2025-03-12 13:28:00
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