Wilson ProjectAtto Primo2025 - Rock, Progressive

Atto Primoprecedente

La complessità del prog-rock unito alla solennità dell'opera lirica, in un disco variegato e magniloquente

Il chiacchiericcio del pubblico di un teatro si mescola al rumore di violini impegnati nel consueto rituale dell'accordatura: il chiaro segnale che lo spettacolo sta per cominciare. Sono questi i casuali ma eufonici suoni che aprono Atto Primo, il secondo album - sì, a pensarci suona abbastanza strana come cosa - dei Wilson Project.

Anticipato dal singolo Bolshoi, il nuovo disco del quartetto piemontese, prodotto e distribuito dall'etichetta vigevanese Ma.ra.cash Records, si compone di sei tracce che attingono a piene mani dalla veneranda tradizione del progressive rock britannico (Emerson, Lake & Palmer, Jethro Tull, Yes, ecc.) e italiano (PFM, Le Orme, Area, ecc.).

Una pletora di brani in grado di sfiorare in alcuni casi il quarto d'ora (Duat), connotati da arrangiamenti articolati, basati su repentini cambi di ritmo e tonalitàefficacemente interpretati da un ensemble - formato da organo, tastiere, basso, batteria, aerophone e voce - capace di tenere la barra dritta tra i saliscendi di questo vero e proprio ottovolante sonoro. 

Basandoci sul filo conduttore che i Wilson Project hanno cercato di mettere a terra in Atto Primo ("unire progressive, opera lirica e suoni moderni") appare evidente quanto i brani più "inquadrati" all'interno del concept di questo disco siano Bolshoi eRagnarok. I due pezzi nascondono infatti chiari riferimenti al teatro musicale russo e a Il Crepuscolo degli Dei, l'ultima parte de L'Anello del Nibelungo, monumentale tetralogia di drammi musicali partorita dalla mente di Richard Wagner e ispirata alla mitologia norrena.

Le altre canzoni presenti nella tracklist di Atto Primo, pur mantenendo un livello di composizione decisamente alto, risultano più slegate rispetto all'obiettivo prefissato dalla band acquese con questo loro secondo lavoro, trattando temi vicini alle filosofie antiche e orientali (Taiji e Duat) con quella dose di mistica vacuità che ricorda molto i testi del prog-rock italiano di metà anni '70.

Nonostante una coerenza tematica un po' traballante e un missaggio che in certi passaggi appiattisce la policromia dei suoi arrangiamenti, Atto Primo resta comunque un disco di indubbia qualità, frutto del lavoro di ingegno di quattro artisti che parlano alla musica dandole del "tu".

Una prova muscolare, capace di rendere i Wilson Project un progetto veramente degno di nota, alfiere di un genere (il prog-rock) che, sopratutto in Italia, viene dato per morto da tanti anni ma che a quanto pare sembra essere ancora vivo e vegeto. 

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La recensione Atto Primo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2025-04-05 14:37:52

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