BaustelleEl Galactico2025 - Cantautoriale, Rock, Pop

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El Galactico è un disco di grande nitidezza luminosa, riff della California anni '60 e una tremenda aderenza alla vita

Dopo il primo trillo di chitarre potrebbe tranquillamente cominciare uno di quei pezzi strappa cuore dei Byrds, con la luce di Los Angeles negli arrangiamenti, e le parole sussurrate appena per il troppo caldo circostante. E invece no. Invece, per l'ennesima volta, i Baustelle hanno inscenato una recita nei panni di altri, per infilarci il loro mondo, decadente e disilluso fino alla morte. Ancora una volta, dopo Elvis, ci hanno illuso che fosse arrivata una sorta di fine, espressivo-ispirazionale, ma poi eccoli qua, cominciare il loro decimo disco cantando "Sul lungomare in coma c'è una crush/D'amore e morte a Pesaro". Ed è come tornare indietro di quindici anni, ma con un nuovo linguaggio, e un nuovo vecchissimo approccio sonoro.

El Galactico è chiaramente un tubo di scappamento in fuga verso il Messico, ma non è certo il Messico che i Beach Boys vedevano in lontananza nelle loro serate di litigi e armonizzazioni. Si tratta di una terra sull'orlo della fine, con la voglia di andare via per sempre che attanaglia il cuore. La luce splendente che esce dalle chitarre semi-distorte - come nella tradizione di quel folk rock psichedelico - è un'illusione crudele a cui Bianconi e Bastreghi si abbandonano per confezionare un disco che suona come il lato B di Elvis, in una sorta di "bilogia" azzardatissima, americana e pornografica.

Se nel disco del 2023 c'erano ritratti di personaggi rigonfi di disagio, classici giochi di citazioni e una New York tradita sullo sfondo, in El Galactico i visi perdono la loro nitidezza, si disperdono nella folla californiana, e il racconto si diluisce in una collettività inconsapevole di esserlo. Dove svanisce il sensazionalismo del racconto ecco emergere una tremenda aderenza alla vita e alla sua disperazioneL'arte di lasciar andare, terzo singolo in ordine di uscita ma primo in ordine di bellezza, è un pezzo lancinante che non lascia spazio alla speranza di controllare alcunché durante la vita, mentre si naufraga nell'ignoto.

L'unico personaggio che potrebbe sembrare essere preso in prestito da Elvis è la pornostar corrosa dal cancro de La filosofia di Moana, primo dei due pezzi in cui la voce solista è di Rachele Bastreghi. Moana Pozzi parla in prima persona, riflette sulla mercificazione del suo corpo, che nelle mani di Riccardo Schicchi sembrava così naif e romantica, prima di confessare, sul letto di morte, che la vita non è un granché, perché siamo adorati in un "grande vuoto atroce". Che lo si voglia o no, con i Baustelle si finisce sempre lì, dove non c'è più nulla, inuna sorta di rappresentazione della morte che viene sempre dopo un'esplosione di accordi maggiori, e una sensazione irresistibile di disagio musicale.

Nel disagio luminoso sta la chiave di questo ennesimo lavoro sorprendente di Bianconi&co, sempre uguali a loro stessi nelle soluzioni melodiche ricercate come un'ossessione maligna, sempre a spasso nelle lande psicologiche che nessuno avrebbe il coraggio di esplorare. E dal dolore di questa frontiera messicano-statunitense ecco scaturire coretti ruffianissimi, riff che nessun altro saprebbe nobilitare, mete vacanziere accompagnate da arzigogoli d'archi epico-televisivi. 

Tolta la patina plastificata con cui si presenta per i primi trenta minuti, ecco che El Galactico si concede anche il gran finale, orchestrato in modo minimale con l'aiuto di Enrico Gabrielli, affidato al dittico La Nebbia/Non è una fine. Viene esaltata la cortina di vapore che nasconde l'orrore della realtà, perché immersi lì dentro, senza la possibilità di vedere fuori, forse si sta bene davvero. Quando ci eravamo immessi nella coltre eravamo sulla Mulholland Drive, e ora che si torna a vedere la strada c'è l'uscita di Pavia Nord sull'A7. L'ultimo calembour geografico, l'ultimo minuto e mezzo di musica, che dopo la luce accecante cerca un po' di buio, tra gli strati di psichedelia e i rimandi ad una Hollywood che non c'è più. Al bar El Galactico c'è seduto qualcuno ad aspettarci.

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La recensione El Galactico di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2025-04-04 10:44:00

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