Iniziano con un brano strumentale che s'intitola "Talento". Quando si dice avere le idee chiare. Gli Aim probabilmente sanno di essere una band che ha affiatamento fra gli strumenti e grandi prospettive disegnate sugli occhi. Il problema però è quello che c'è dietro. "Spirits Of Your Tide" è un disco che si bea del proprio narcisismo. Come se il gruppo si guardasse allo specchio mentre canta lo struggimento da manuale di "Doran" per cercare di ottenere l'espressione sofferta da eroi del (post) rock adolescenziale. Gli arpeggi sospesi, le vocalità strascicate e i versetti esistenziali degli Aim potrebbero andare bene in qualche telefilm californiano indie pop. Ma al di fuori di un orizzonte fittizio a 16/9 non riescono a mantenere lo stesso impatto emotivo. Perché questi pezzi in bilico tra Glasgow e Londra sembrano più preoccupati di trovare il suono e l'attitudine giusta piuttosto che la melodia in grado di fare la differenza. E per quanto ci provino a ricreare i vortici chitarristici dei My Vitriol ("Vega") e le depressioni dei Mogwai ("Salige") alla fine manca loro lo scatto decisivo che fa la differenza. Così resta un album dalle ritmiche spesso sostenute e dalle linee armoniche sempre orecchiabili. Non brutto. Ma non si fa ricordare.
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